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  • 1 giorno fa
SE IL MARK ZUCKERBERG impersonato da Jesse Eisenberg era un ragazzino smanettone in felpa col cappuccio e ciabatte di gomma che dal campus di Harvard aveva cambiato il mondo, quello interpretato da Jeremy Strong è un tycoon algido in abiti sartoriali e con una frangetta cortissima al posto dei riccioli rossicci. Se il protagonista di The Social Network era nerd arrogante ma pur sempre geniale, quello di The Social: il prezzo della verità (al cinema dall'8 ottobre) è un uomo senza scrupoli che venera il profitto più che le idee.
Nel film di David Fincher (2010) avevamo guardato l'allora startupper con quel misto di ammirazione e invidia che riservavamo ai nerd della Silicon Valley nei primi anni Duemila: aveva forse sfruttato un’idea non del tutto sua, certo, ma in fin dei conti l'aveva fatto per una buona causa, quella di espandere attraverso Facebook le nostre reti sociali in un mondo virtuale globale, rendendoci tutti più connessi e quindi più liberi. Fino a che punto ciò fosse un’illusione lo mostra ora chiaramente lo stesso Aaron Sorkin che aveva già firmato la sceneggiatura di The Social Network.

Il netto cambio di look di Zuckerberg/Strong ben incarna la piega presa da Facebook, da sito per ritrovare i vecchi amici del liceo (e prima ancora per votare le ragazze più sexy) a megafono di fake news e discorsi di incitamento all’odio e alla violenza, che la piattaforma non solo non ha saputo ma in realtà non ha voluto bloccare. Proprio attorno all’inchiesta del Wall Street Journal sui Facebook files ruota il film, con Jeremy Allen White nel ruolo del giornalista Jeff Horwitz e Mikey Madison in quello di Frances Haugen, la «gola profonda» che trafugò migliaia di documenti interni all’azienda. Sono loro a condurre una battaglia Davide contro Golia i cui strascichi hanno portato anche alla recente causa per i danni causati da Meta alla salute mentale dei minori (conclusasi con un accordo e un patteggiamento da 17,1 miliardi di dollari). Uno scontro ben riassunto da una delle tante battute tranchant del film: «Sarebbe più facile avere come nemica la mafia».

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00:00Ti criticano da destra e da sinistra sulla moderazione dei contenuti.
00:03Influenzano l'arbitro.
00:04Facebook non è l'arbitro. È questo il punto.
00:06Senti, questo è il punto.
00:07Charlie, noi non siamo l'arbitro.
00:10Siamo la piazza pubblica.
00:12Sono un assolutista della libertà di parola,
00:15eccetto quando c'è un pericolo imminente.
00:16Non vuol dire assolutista, è tranne nella stessa frase.
00:18Con le ottimizzazioni apportate con l'MSI,
00:20il getto di disinformazione che tu stai sparando in aria
00:23è alimentato da una spinta a propulsione, è idraulico.
00:26Ti garantisco che questo è un pericolo imminente.
00:30Grazie a tutti.

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